Per le donne, in Italia, non è mai stato semplice trovare lavoro, e con la pandemia questo divario si è accentuato.
ISTAT ha stimato che nel 2020, su 444mila nuovi disoccupati, il 70% sono donne.
A questo, si aggiungono i problemi extra che devono affrontare le poche donne che riescono a trovare lavoro.
I problemi delle donne che lavorano, sia come freelance che come dipendenti, non riguardano solo l’ambiente lavorativo, ma riguardano soprattutto il contorno sociale. Primo fra tutti il cosiddetto gender pay gap: a livello globale, la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello percepito dagli uomini è intorno al 20%.
Ciò che aggrava ulteriormente la condizione lavorativa delle donne è il cosiddetto ‘carico mentale e fisico’, generato da una cultura intrisa di stereotipi di genere e patriarcato, che propone una visione del mondo prettamente maschile.
L’associazione Rete al Femminile nasce dunque con il proposito di creare un luogo, fisico e virtuale, dove tante libere professioniste possano fare Rete per contrastare queste discriminazioni. È un’associazione nazionale radicata nel territorio, con sedi dislocate in 25 province d’Italia.
RaF nasce da un’intuizione molto semplice dell’imprenditrice Gioia Gottini: scardinare il modello dei network ‘maschili’ dei liberi professionisti.
In alcuni di questi network, infatti, non solo non vi è spazio per un confronto non competitivo, ma gli incontri sono posizionati in modo da interferire con la normale vita quotidiana di chi ha famiglia. E dato che il carico mentale e la cura dei figli o degli anziani, come dicevamo, ricadono molto spesso sulle spalle delle donne, Rete al Femminile si propone di dare alle professioniste la possibilità di riunirsi con modalità e tempi differenti e al contempo acquisire gli strumenti finanziari, lavorativi e psicologici per opporsi a questa divisione iniqua di incombenze.
Le donne e la libera professione: il ruolo di Rete al Femminile
La libera professione è spesso un lavoro solitario: avere dunque delle colleghe con cui confrontarsi è vitale, oltre che arricchente.
L’associazione permette alle socie di usufruire di formazione gratuita per accrescere le proprie competenze professionali e fornisce supporto volontario su temi pratici, dal commercialista all’utilizzo di piattaforme di mail marketing, agli stili di leadership al femminile.
L’accrescimento che ne deriva va ben oltre le skill professionali: in RaF le donne trovano una Rete di sostegno non trascurabile, che permette loro di crescere anche come persone, in un clima di mutuo sostegno.
Essendo infatti questa un’associazione che unisce ogni tipo di freelance, dall’artigiana all’architetta, dalla social media manager all’avvocata, tra socie non si crea un clima di concorrenza o competizione, ma al contrario si sperimenta uno scambio di competenze che arricchisce la vita di tutte.
Con la forza della Rete offriamo sostegno alle donne insicure, professionalmente sole, senza garanzie: complicità e senso di appartenenza ci guidano, insieme al desiderio di aggiornarci, sviluppare relazioni professionali, trovare sostegno e supporto per il proprio business.
La libera professione a volte si sceglie, a volte è il risultato di un mercato del lavoro che ci esclude in quanto donne.
La Rete è densa di storie di donne che si sono reinventate, per necessità o per scelta: c’è Giovanna Bazzoni, che è stata licenziata dopo aver avuto il primo figlio ed ora è digital communication designer e segue i migliori brand di food della Liguria; c’è Anna Venere che, dopo 10 anni di lavoro sottopagato come ingegnera civile, è diventata una delle consulenti d’immagine più conosciute in Italia; c’è Sambu Buffa, che utilizza le sue competenze come consulente di marketing per promuovere una società più giusta e inclusiva.
Donne che tramite la Rete non solo hanno migliorato le loro competenze professionali, ma hanno anche donato il proprio tempo per costruire un futuro migliore per tutte le donne che vogliono lavorare in proprio, con lo scopo di cambiare il mondo introducendovi i valori del femminile.
Donne che hanno la sensibilità di sviluppare l’imprenditoria femminile integrandola con il maschile, per una società più giusta per tutte e tutti.
