Sulla luna. La storia di Valentina Franchino.

Oggi, per la rubrica The Brave, vorrei raccontarti la storia di Valentina Franchino, un’artista dell’equilibrio. Valentina è attrice e acrobata, e si destreggia tra spettacoli teatrali, performance di danza aerea, corsi, stage e clowning nel sociale.

Anche se lei non si sente così, “The Brave”, io ho pensato subito a lei per questa rubrica, con cui vogliamo ispirarti e trasmetterti il coraggio di seguire i tuoi sogni. Ti porto a conoscerla!

Sono andata a trovarla durante le prove di uno spettacolo. Così, oltre a intervistarla, ho potuto scattarle anche qualche foto!

Valentina Franchino - Danza aerea tessuti
© Francesca Savino

Ciao Valentina, partiamo dal principio. Com’è nata la tua passione per il teatro?

La mia passione per il teatro è nata a tempi del liceo. Dopo aver assistito alla messa in scena di un’opera di Pirandello, che mi ha incantata, mi sono iscritta a un corso di teatro a Borgosesia.

Ero una ragazzina timida e introversa, ma quando recitavo mi sentivo completamente libera di esprimermi. Così, quando si è trattato di scegliere quale strada seguire dopo il diploma, anche se mi interessava molto fisioterapia (avevo fatto anche il test d’ingresso), ho optato per il DAMS e mi sono trasferita a Bologna.

Poi mi sono iscritta a un altro corso pratico dove ho avuto la fortuna di incontrare Elena Bucci e Marco Sgrosso che lavoravano per la compagnia di Leo de Berardinis che è stato un innovatore del teatro in Italia; ho cominciato a recitare in qualche spettacolo e ad avvicinarmi a un teatro più fisico, nell’ambito del terzo teatro; ho studiato dizione e preso lezioni di danza contemporanea.

Solo dopo aver visto alcuni artisti di un circo francese lavorare con i tessuti ho deciso che avrei imparato anche io ad utilizzarli. Ho fatto il provino e sono entrata al corso di circo teatro presso la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone: ho imparato così a destreggiarmi con il trapezio, coi trampoli e, appunto, coi tessuti! I tessuti mi danno la possibilità di recitare utilizzando anche la scena verticale (a differenza del teatro classico in cui lo spazio sul palco si sviluppa solitamente in orizzontale). È stato amore a prima vista e da allora sono diventati il mio partner d’elezione in scena.

Spiegaci meglio, cosa sono i tessuti?

I tessuti sono lunghi drappi in lycra molto resistente, ripiegati e agganciati al soffitto (o una struttura apposita). La lunghezza è variabile e dipende dall’uso che ne fa l’acrobata. Sul tessuto si possono fare tantissime figure, arrotolarsi, danzare in aria e quasi volare, che era il mio sogno! Alcuni lo considerano uno sport, ma per me non ha nulla a che vedere con l’agonismo. Io sono alla ricerca dell’emozione e della sintesi dell’espressione corporea, al di là del virtuosismo. Cerco di trasmettere il massimo anche facendo movimenti minimi.

Valentina Franchino - danza aerea tessuti
© Francesca Savino

Bello, ma… “Che lavoro fai?”

Sostanzialmente mi divido tra recitazione e insegnamento. Tengo corsi base di acrobatica e stage di danza aerea con i tessuti. Lavoro nei teatri, con le istituzioni e collaboro con associazioni di vario genere. È sicuramente un lavoro atipico, che ancora quasi non viene riconosciuto come tale. È considerato più un hobby che un mestiere. Infatti almeno fino ai 30 anni ho dovuto combattere contro il pregiudizio delle persone che quando dicevo loro che “Io lavoro in teatro” mi guardavano stranite ribattendo “Ok, carino. E poi?”. Adesso pare che le persone intorno a me si siano abituate all’idea, ma è stato difficile far loro capire che si può vivere di questa professione!

Cos’è per te il teatro?

Per me il teatro è ricerca; non è solo intrattenimento. È qualcosa di più profondo, che scava nel nostro io e nelle nostre radici. Nutro un profondo interesse per l’antropologia teatrale; infatti ho incentrato la mia tesi di laurea sul Barong, un rituale sacro tipico dell’Indonesia. Sono andata a Bali dove ho potuto assistere al rito che avviene realmente nei templi (e non quello messo in scena per i turisti). Mi affascina perché nasce da una necessità intima dell’uomo. È la lotta tra due forze, il Barong (un drago) e Rangda (una strega). Le due maschere identificano, per semplificare, il bene e il male, anche se in oriente non c’è una separazione così netta tra bene e male come in occidente. Entrambe sono necessari e indispensabili per trovare l’equilibrio: il rito è una catarsi, per riportare la calma e tornare alla condizione di pace iniziale. È danza, è teatro, ma è anche trance e improvvisazione. E io credo in questa commistione tra i linguaggi. Per me circo, teatro e danza, anche se usano dei codici differenti, sono un insieme unico.

Immagino che questo percorso di ricerca ti abbia aiutata a trovare qualcosa di importante. Scavando, cosa hai trovato?

Una conquistata e cosciente libertà di azione e pensiero. Ma soprattutto, una leggerezza di fondo. Che non è frivolezza ma è emancipazione dagli stereotipi. Nei miei spettacoli voglio trasmettere la leggerezza, anche se il messaggio che mando è più forte. Per esempio, partendo da alcuni elementi delle mia vita personale, ho ideato il mio spettacolo “Sulla luna”. È la storia di una donna che si deve sposare; fin da bambina le hanno detto che deve sposarsi ma poco prima del matrimonio se ne dimentica e parte per un viaggio che la porta prima sulle stelle e poi in mare. E dal quel momento vive la sua vita, che è la sua e non quella che la società dice che dovrebbe vivere. È uno spettacolo studiato su più livelli, uno più superficiale e divertente, adatto anche ai piccoli spettatori e uno più profondo che possono cogliere gli adulti.

Hai trovato anche il tuo clown, vero?

Sì, dopo aver studiato storia dello spettacolo, come impostare la voce e come muovere il corpo, mi sono imbattuta in André Casaca e nel suo stage di clownerie. È stato un incontro importante perché mi ha insegnato a destrutturare, a lavorare sulle emozioni basilari e a ritrovare il bambino che hai dentro. Il clown mi ricorda costantemente che dagli errori si impara. Perché ricerca appositamente il fallimento e lo trasforma in successo, per far ridere lo spettatore. Anche se ci sono delle tecniche (tipiche della slapstick comedy) che fanno ridere a prescindere, ogni attore può (e deve) trovare il proprio clown. Il suo modo, la sua dimensione. E questo è un aspetto che mi serve tantissimo anche nell’insegnamento! Perché mi aiuta a prendermi meno sul serio e ad aiutare gli allievi che, imparando, entrano inevitabilmente in contatto col fallimento.

Dell’esperienza con la fondazione Theodora Onlus, che ci dici?

Grazie al master “Il clown al servizio della persona” che ho frequentato presso la facoltà di psicologia di Bologna ho iniziato a lavorare con il clown sociale in case di riposo, carceri, centri diurni, scuole e ospedali. Sono contesti in cui le persone sono tendenzialmente fragili e circondate da personale specializzato ma più distaccato. Invece il clown, giocando, empatizza, entra in confidenza e può anche succedere di raccogliere informazioni importanti e aiutare in qualche modo medici e psicologi. Successivamente ho iniziato a lavorare come Dottor Sogni per la fondazione Theodora, nei reparti pediatrici ad alta intensità. Il compito del clown è quello di alleggerire l’atmosfera, alleviare una sofferenza, portare un po’ di scompiglio e generare un sorriso. Essere Dottor Sogni mi permette di portare l’arte in un contesto sociale, nella vita di tutti i giorni e di applicarla realmente.

Valentina Franchino - Danza aerea tessuti
© Francesca Savino

Quali sono i tuoi progetti futuri?

In futuro ho intenzione di continuare a unire la mia ricerca teatrale con la disciplina aerea e migliorarmi sempre di più. Prestando attenzione a come lo faccio, a come ci respiro dentro; raggiungendo una maggiore consapevolezza e una qualità artistica sempre più alta. Soprattutto vorrei impiegare meglio il mio tempo, lavorare a meno spettacoli soffermandomi di più su un progetto qualitativamente migliore.

Cosa suggerisci a chi vuole avvicinarsi al mondo del teatro oggi?

Di avere una visione ampia perché il teatro è unione delle arti. Un attore deve saper tenere la scena e sapere un po’ tutto delle arti che la abitano, perciò quello che mi sento vivamente di consigliare è di approcciarsi a tutto il mondo del teatro dalla scenotecnica alla musica, dalla drammaturgia alla danza.

Cos’è per te il coraggio? E tu, ti senti coraggiosa?

Devo dire la verità. No. Le altre persone mi dicono che sono molto coraggiosa. In realtà ho vissuto le mie scelte quasi come una direzione obbligata; come se non potessi fare altrimenti. Per me il coraggio vero è battersi in ogni modo per un ideale, fino alla fine, costi quel che costi, dando il tutto e per tutto.

Io credo che sbarazzarsi di stereotipi e pregiudizi sia molto coraggioso. E spero che ispiri anche voi!

 

I contatti di Valentina

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[Foto di Francesca Savino]

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Francesca Savino

Lavoro con professionisti e piccole imprese che vogliono cambiare punto di vista e dar forma alle proprie idee. Li aiuto a costruire un’immagine di sé e della propria attività chiara, credibile e riconoscibile (per sé e per gli altri). Lo faccio sviluppando progetti fotografici, alla ricerca di un senso che vada oltre il singolo scatto.

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